Rischio di scagazzata (Taken with GifBoom)
Io rivaluterei le bretelle e archivierei i leggings militari, però fate voi.
L’ultima fase della pianificazione di una lunga traversata - quella che viene dopo il controllo dell’imbarcazione, dopo aver tracciato la rotta, dopo aver salutato gli amici più importanti – è la preparazione di una piccola sacca morbida che conterrà tutto il necessario per il viaggio. Ciò che più colpisce è la ridottissima dimensione della sacca rispetto al numero di giorni che si vivranno in mare. La barca mi costringe a scegliere solo quello che è veramente essenziale portare con me e ogni volta.
Mentre redigo l’inventario dei pochi oggetti che mi faranno compagnia, mi accorgo che sono veramente poche le cose importanti nella vita: uno spazzolino da denti, un coltello, una bussola da rilevamento, le carte, le squadrette, un quaderno e una matita.
Ma i veri marinai, quelli che vengono pagati tantissimo per il loro lavoro a bordo dei grandi yacht, non portano neanche una sacca. Basta che si ricordino la loro carta di credito stracarica e un dito per schiacciare il bottone del superautopilotautomatico. Fanculo.

Relatività della morale
Immaginate che la vostra vita duri solo quattro minuti e trentatrè secondi.
Quanto tempo concedereste alle erbe del vostro té per dissolvere l’aroma e il colore nell’acqua calda?
Avreste la pazienza di ascoltare fino alla fine il pianto di una vostra amica?
Quanto tempo le concedereste per consolarla?
Rincorrereste un matrimonio frenetico?
Preferireste ascoltare musica o assaporare passivamente il silenzio?
Avreste la stessa visione di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato?
Quanti secondi impegnereste per capire qual è la volontà giusta?
TIC TAC TIC TAC…
Game Over

Pornogattini
Gattini porno
Porno
Gattini
Oggi, mentre assistevo impotente ai vuoti interventi nell’assemblea del PD, ho avuto paura.
Ho avuto paura che non ci sia più una vera alternativa alla cultura malata creata dai berlusconiani, al vecchissimo socialismo dei giovani renziani, all’immortalità degli inciuci dei craxiani, alla nicchia inascoltata e incapace dei superstiti della sinistra, ai forconi utopici e villani dei grillini ormai intimoriti dalla responsabilità del potere.
Quindi mi siedo affianco a Moretti e fumo la prima canna della mia vita, perché “la sera del 28 marzo del 1994, quando vinse la destra” ero troppo giovane per farlo.
Se Eva non avesse rotto i coglioni i neonati sarebbero stati così piccoli… e invece partorirete con dolore.
(via iltriceratopoingiardino)
Fonte: footponshoulder
Suonare non ha senso
Stasera ho un concerto.
Suonare è una delle azioni più catartiche che conosco, ma non ha niente a che fare con l’idillio che viene spesso raccontato dai colleghi per alimentare il mito tardo romantico del musicista. Dimenticatevi le belle parole sulla comunicazione, sul linguaggio universale, sull’empatia. Occupare il centro del palco non ha niente a che fare con la posizione di chi ascolta la musica. Persino il suono, protagonista assoluto, è diverso. Attorno all’esecutore, spesso si accumulano risonanze o si mascherano frequenze, si crea un vortice sonoro che rende difficile immaginare se il risultato musicale destinato al pubblico sarà quello voluto. Le orecchie si affidano all’esperienza e all’automazione della tecnica. Si suda, si suda molto e spesso non è colpa delle luci. L’attenzione è catturata da ogni singolo passaggio e scorre veloce, molto più veloce della lancetta dei secondi di un orologio. Il tempo torna ad essere relativo, come è sempre stato in natura.
Con gli strumenti a fiato i denti premono sulle labbra torturando le piccole lesioni interne createsi in anni di studio. A volte si sente il sapore del sangue. Fa schifo e al pubblico non si dice, non è romantico.
Ogni tanto il fiato sembra non bastare, ma il diaframma è allenato per erogare la giusta pressione anche quando i polmoni sembrano ormai sottovuoto. No, il fiato non è un problema, come pensa il pubblico, il reflusso gastroesofageo lo è, ma fa schifo e non si dice. A volte è come bere quel sorso in più di vodka che i nostri organi non reggono: lo so per esperienza adolescenziale a cosa andrò in contro, ma butto giù lo stesso l’ultimo bicchiere.
Ogni tanto capita di pensare ad altro, ma non c’è molto tempo per farlo. Una volta, dopo aver suonato una nota, ho pensato che il sesso complica le cose come il lievito complica il pane: ne potremmo fare a meno, ma la vita da pane azimo si addice solo ai personaggi della Bibbia, io ho bisogno di soluzioni razionali che non comprendono i miracoli. Poi ho suonato la nota successiva e quella successiva ancora, sempre più forte, per coprire tutto.
Nel frattempo, voi che la musica la subite vi lasciate trasportare dalla mozione degli affetti, diventate tristi se la tonalità è minore e recuperate speranza se si modula in maggiore. Invece il suono ha poco a che fare con questi retaggi culturali. Io non sono uno scrittore, sono un musicista: se provassi a dirvi qualcosa con i suoni faticherei a comunicare con voi e voi fatichereste a capirmi, allora ci rinuncio e suono. La comunicazione è data dal contesto, dal titolo che leggete nel libretto, dalle note dell’autore, dal sapore del caffè che avete bevuto quella mattina, dai libri che avete letto, dai dischi che avete ascoltato dal tempo che avete dedicato al pensiero fine a se stesso, dalla qualità della vostra ultima scopata.
Poi tutto finisce. Cinque secondi di silenzio lunghi come l’appello di tutti i piccoli errori commessi durante l’esecuzione. Infine l’applauso, sempre diverso, sempre distinguibile e interpretabile.
Mentre stingo le mani di piccoli e grandi manager, dietro le quinte, mi chiedo se tutto questo abbia un senso. Se il mio lavoro sia nel contesto giusto o se l’ambientazione sia un non-luogo che vanifica ogni possibilità di interazione e di valore culturale. Dell’aspetto economico non ve ne parlo, fa schifo e al pubblico non interessa.
Solo dopo aver discusso con chi mi ha ascoltato e con i tecnici del teatro sento che il mio lavoro è finito. Guardo i loro occhi e comprendo che fare musica è indispensabile non solo a me stesso, ma continuo a non trovare l’elemento razionale e questo, nel lungo periodo, diventerà un problema.
Fonte: followmeslut





